A MANI APERTE
Abbiamo passato l’esistenza convinti che la nostra forza risieda nella tensione. Abbiamo imparato che la vita è una corda da tirare, un avversario da atterrare; abbiamo imparato che per difenderci dobbiamo serrare le nocche fino a farle diventare bianche, che per cambiare il mondo dobbiamo colpirlo, prenderlo a pugni.
Ma guarda le tue mani quando sono chiuse, non possono ricevere nulla: tengono dentro la rabbia e fuori la vita.
Immagina di essere un viandante sorpreso da una nevicata improvvisa in cima a una montagna, la tua mente comincia a gridare “Non dovrebbe nevicare ora, è ingiusto! Il sentiero sparirà e non potrò più tornare a casa!”. In quel momento, il tuo pensiero si contrae e i tuoi muscoli diventano pietra. Stai lottando contro il cielo, ma il cielo non ti ascolta e la neve continua a cadere. Dichiari guerra alla realtà ma così facendo combatti una battaglia già persa. E finché sprechi energia a maledire la neve, non avrai mai la forza per accendere un fuoco o trovare riparo. Questa forza la puoi trovare solo quando smetti di fare a pugni con il cielo e decidi, invece, di rivolgere i palmi verso l’alto. A mani aperte. Tenere le mani aperte significa deporre le armi ed è il modo in cui il corpo insegna alla mente che “no, non siamo in guerra” e che la pace non è l’assenza di dolore ma l’assenza di resistenza. È la differenza che passa tra la roccia e il fiume. La roccia è imponente e inflessibile ma sotto i colpi del tempo e degli urti si scheggia, si spacca, finisce per sbriciolarsi. Il fiume, invece, non oppone resistenza: è cedevole, si adatta ad ogni anfratto, scorre attorno agli ostacoli che non può spostare. Eppure, è proprio il fiume che attraversa le montagne e riempie ogni vuoto. Tenere le mani aperte significa scegliere di essere fiume, significa smettere di arginare l’esistenza per imparare, finalmente, a scorrerci dentro.
In questo momento di resa assoluta accetti radicalmente che il presente, per quanto spiacevole, è l’unico suolo su cui è possibile camminare e inizi a guardare il tuo dolore, la tua delusione o quel senso di vuoto senza tentare di soffocarli perché non sono nemici da sconfiggere ma sono solo frammenti di una realtà che sta semplicemente accadendo. Ed è proprio lì, in quei palmi aperti, che può finalmente posarsi la saggezza e tu, ricevere la vita.

