NELLA NOTTE
“Eli Eli Lama Sabactani?”
“Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”
Che significa “Padre, perché hai fatto di me un grido di aiuto? Perché hai lasciato che facessi esperienza della notte, della morte? E perché la mia invocazione non trova risposta?”
Gesù sulla croce è nudo. È svestito di qualsiasi relazione con il divino ed è più che mai uomo. È uomo nei tagli, nelle ferite, nell’esperienza di dolore e angoscia. È uomo perché è completamente dato alla cruda vita, ad una vita che incurante si rende spietata, si trasforma in notte. Ed è proprio in questa notte che chiede di essere vista: la domanda nel buio è la richiesta di luce. Perché il buio fa paura, non solo ai bambini. L’esperienza di solitudine che accompagna l’angoscia e il dolore è seguita da un grido e il grido è sempre per qualcuno, prevede un destinatario. La voce si alza di tono per fare in modo che venga sentita, ascoltata, accolta. E la voce di Gesù sulla croce è quella di ogni uomo che soffre e che urlando chiede “Perché? Perché a me? Perché questo dolore?”. Ma questa domanda non trova mai risposta perché una risposta non ce l’ha: non sempre il dolore è significabile, anzi alle volte è più che mai privo di senso.
E allora ci si chiede “Cosa me ne faccio di questo sentire? Come posso dare un senso alla vita che perde vita? Cosa posso mai vedere nella notte della vita?”
Le stelle.
Le stelle sono una perfetta rappresentazione della luce che, prepotente, continua a brillare.
Vivere la notte guardando le stelle significa dare alla vita la possibilità di essere vita. Significa accettare radicalmente la sua naturale contraddizione di essere luce e di essere buio. Ed è proprio in questo buio che dovremmo raccoglierci perché non esiste gioco che funzioni che possa farlo scomparire. I bambini lo sanno che, di notte, se chiudono gli occhi vedranno comunque nero. Eppure, noi adulti fatichiamo a concepire che evitando il dolore continueremo comunque a sentirlo.
Il dolore richiede ascolto, comprensione, silenzio. Chiede di essere visto e vissuto pienamente, ad occhi aperti. Perché per quanto buio possa essere saremo sempre sotto un cielo di stelle.

