TI PRESENTO ANSIA 

La mia coinquilina si chiama Ansia. 

Viviamo nella stessa casa ma in due camere diverse, ognuna con i propri spazi. Sono stata io a dividerli perché non mi piace essere disturbata.  

Ma lei, non sempre riesce a rispettarli. 

Alcuni giorni riesce a starsene tranquilla nella sua stanza, altri invece si sveglia prepotente e si appropria dei miei spazi personali come il mio corpo e la mia mente. Entra, quindi, nella mia camera e mette tutto a soqquadro: fogli che volano, gambe che tremano, oggetti spostati, battiti accelerati, vestiti per terra, pensieri in guerra, letto ribaltato, mal di stomaco assicurato, tende strappate, lacrime spezzate.  

E quando va via, non so come fare per mettere a posto, per mettermi a posto.  

Io ci provo pure a riordinare ma la confusione e lo sgomento mi attraversano lasciandomi priva di energia o di qualunque altra propensione a vivere; non voglio esagerare ma con questo intendo dire che penso di non farcela e che sarebbe più facile andare via di casa piuttosto che restare con lei, Ansia.  

E questo mi fa rabbia perché mi chiedo come sia possibile che debba sentirmi ospite in casa mia: nulla mi appartiene più quando lei si fa presente, né il mio corpo, né la mia mente. Non sono più in grado di camminare o di mangiare, persino di respirare. Mi guardo intorno e non vedo niente solo disordine e un pericolo imminente.  

Ho provato in tutti i modi a tenerla lontana, chiudendo la mia stanza, chiudendola nella sua stanza, ma quanto più mi sforzavo tanto più lei urlava e piangeva, metteva in disordine e sbatteva. Ero molto arrabbiata, triste e sconfortata, le ho chiesto cosa volesse da me e lei disse “solo essere ascoltata”.  

È stato allora che l’ho vista veramente. Aveva due occhi, due orecchie, un naso e una bocca sorridente. Mi somigliava più di quanto mi aspettassi: era pacata, posata e forse un po’ spossata.  

Mi ha detto che tentava di parlarmi da tanto tempo ma che io non le ho mai dato modo di farlo. C’erano alcune cose da aggiustare, alcune questioni da non sottovalutare. Lei ha provato a dirmelo: alcune volte mi chiamava, con la tristezza, altre mi svegliava, con la preoccupazione, oppure mi sfiorava, con la paura. Ma io non sono mai stata capace di cogliere questi segnali perché troppo presa dal mio fare; è per questo che ha iniziato a esagerare.  

Ho capito che, alle volte, basta solo fermarsi e, semplicemente, ascoltarsi. Farsi spazio e parlare così non c’è bisogno di gridare.  

Essere sempre presente al proprio corpo e alla propria mente.  

illustrazione rappresentante una stanza da letto. Visibile un letto, una cassettiera e una finestra. L'ambiente è caotico e disordinato.
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